Pantea Farsian è una scienziata iraniana 30enne specializzata in ambito biomedico, con esperienza nei laboratori clinici e all’Istituto Pasteur dell’Iran, dove ha lavorato su malattie genetiche rare fino a diventare supervisore. Oggi è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Biomediche in Italia, dove continua il suo percorso nella ricerca scientifica con particolare interesse per lo studio del cancro. È inoltre una poetessa persiana, vittima della censura iraniana che le ha impedito di raccontare la realtà politica che la circondava. «L’Italia è diventata per me un luogo di serenità. La guerra in Iran, il blackout di internet e la malattia di mia mamma non mi hanno frenata nell’inseguire i miei obiettivi – dice Pantea. Ho imparato che la vita non è fatta di successi improvvisi, ma della forza di andare avanti, sempre».
La storia di Pantea è un esempio significativo di resilienza e determinazione, costruito attraverso la capacità di affrontare difficoltà economiche, sociali e personali senza perdere la direzione del proprio percorso. Le esperienze vissute nella sfera privata sono state trasformate in una motivazione profonda, che ha dato nuova forza al suo impegno nella ricerca scientifica. Il suo cammino accademico si distingue per una forte componente umana ed empatica, che arricchisce l’approccio allo studio e alla crescita professionale. Questa dimensione personale si riflette nella capacità di leggere le sfide non come ostacoli, ma come opportunità di sviluppo e consapevolezza.




